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I secondi dell'esistenza

20 Febbraio 2020


Gli studenti della Scuola Popolare entrano in aula. Sono solo in quattro, su una classe di nove. Sonny arriva più tardi, con un ritardo di mezzora. Strano, di solito ne fa almeno una e un quarto. Sorriso brillante e spalle che ondeggiano spavalde, tutto tronfio per la sua rasatura “a zero” fresca di mattinata. Si accomoda tra Mohamed (ma chiamatelo Momo, se volete fargli piacere) e Manuel, che si sistema appena il ciuffo spettinato. Hossam è seduto sul banco, sguardo cupo e concentrato. Cristian, avvinghiato al calorifero, si dondola leggermente sulla sedia. Gli occhi dei ragazzi sono rivolti a un uomo in carrozzina, attratti come trucioli di metallo da una calamita irresistibile. Quell'uomo è Alessio Tavecchio, che sta dipingendo con gesti eloquenti e parole profonde una storia vera, verissima. La sua. Il racconto è coinvolgente, commovente, motivante. E non può essere altrimenti quando a parlare è qualcuno con la forza che ha Alessio.

I termini ricorrenti sono Vita, Salute, Fatica. I volti dei ragazzi si distendono, ritrovando forse nelle parole nel nostro ospite di oggi una piccola ma significativa fonte di ispirazione. Ispirazione per districarsi tra mille ostacoli e percorrere una strada in cerca del proprio talento, proteggendo il più possibile se stessi e chi li circonda. “Basta un secondo per cambiarti l'esistenza, soprattutto quando sei in movimento”. E questi ragazzi sono sempre in movimento, a volte pure troppo.

Prima di salutarci Alessio scrive la dedica sul libro da regalare agli studenti, citandoli tutti per nome – perché il nome, ce lo dice lui, è importante. Loro lo salutano con rispetto e ammirazione, gli stringono la mano e lo guardano riconoscenti. Il resto della mattinata scorre piacevolmente sulla scia emotiva lasciata dal nostro ospite eccezionale, con la consapevolezza che qualche metro, oggi, l'abbiamo percorso in assoluta sicurezza e straordinaria compagnia. Domani saremo qui, a provare ancora – più o meno – a fare Fatica. Grazie Alessio.